…non solo un drink fatto a regola d’arte e “dosato” sapientemente con il sorriso sulle labbra, ma una vera e propria rivoluzione nell’intendimento del bere miscelato, uno stile di vivere la professione del Bartender all’insegna della “rivisitazione” di concetti retrò in chiave artistica e innovativa con una particolare attenzione alla ricerca di prodotti e materie prime generalmente considerati “poco convenzionali”…

 

  • Prima di tutto  alcune cose su di te…

Mi chiamo Andrea, sono nato 26 anni fa a Piove di Sacco (Padova)

  • Hai una esperienza piuttosto lunga anche se sei ancora molto giovane, sei già un mixologist bartender molto esperto che ha avuto incarichi importanti in diversi locali, ci racconti velocemente le tua storia professionale?

Ho iniziato per necessità economiche a lavorare il bar senza nessuna aspettativa…volevo studiare e fare il banchiere; poi è emersa la curiosità per il mondo del Beverage che da sempre mi affascinava e mi ha portato a crescere.
Tutto partì da un corso per Barman a Padova che mi diede la possibilità di fare esperienza in un discobar ,dove  ho potuto apprendere a 360° cosa vuol dire lavorare nel mondo del Bartending partendo dai lavori più umili come lavare bicchieri, portare il ghiaccio e fare da supporto ai Barman di ruolo…non potevo pretendere di più all’inizio, nonostante il lavoro fosse duro e a volte poco gradevole mi sono fatto forza e non ho mai mollato, consideravo questi sforzi in funzione di una crescita professionale e sopratutto del carattere perché non tutti sono disposti ad un lavoro simile, per orari, stress fisico e mentale…ho imparato infatti a “mettere una maschera ai miei problemi” sopportando quelli altrui e divertirmi con i clienti stessi.
Da qui ho potuto calcare i banchi delle più prestigiose situazioni della movida notturna Padovana facendomi carico delle postazioni che lavoravano di più in feste e discoteche come Showroom, Makkarone, Corso Como, Babylon, 7.2 e molte altre nelle quali è emersa la necessità lavorativa di essere sempre pronto a far fronte anche a 500 consumazioni in due sole ore senza alcun supporto.
Fino ad arrivare alla piazza più ambita dove ho potuto affinare le tecniche di miscelazione nel bar emblema della Torrefazione Caffè Diemme di Padova.

  • Sono già diversi anni che hai la passione per la miscelazione e ricerca di nuovi prodotti, perché hai sentito l’esigenza ampliare la tua esperienza formativa?

Molti Bartenders si stancano facilmente del locale dove lavorano perché perdono stimoli; forse dovrebbero chiedersi se è davvero questo il loro lavoro!
Se  si sceglie di lavorare in un locale si avrà a che fare  quasi ogni giorno con la stessa clientela che andrà stimolata e incuriosita per mantenerla attiva,  sbizzarrirsi nel ricercare e creare nuovi drinks dai sapori sempre più particolari darà nuove motivazioni al Bartender e coinvolgerà il pubblico, inoltre è sempre la curiosità personale che spinge a informarsi e assaggiare nuovi prodotti.

  • Sei un Bartender che conosce molto bene Padova e tutto il Veneto…
    Che tipo di rapporto cerchi di instaurare con questo tipo di clientela e quali risposte cerchi di ottenere?

In una terra come il Triveneto dove la gente per tradizione e molte volte per scarsa o cattiva informazione tende a richiedere sempre le stesse consumazioni, Spritz Aperol in primis (…da qualche anno “Spritz Veneziano” …ndr…) il lavoro del Barman diventa una vera “missione”: incuriosire, stupire e spesso insistere con un mirato lavoro di comunicazione che coinvolge tutto lo staff diventa indispensabile, la cura del dettaglio in molti casi fa la differenza!
Personalmente ritengo che la più grande ricompensa che un Barman può ottenere è l’appagamento di un cliente che richiede un buon drink, soddisfare il suo bisogno di gustare qualcosa di buono e particolare sia alla vista che al palato. 

  •  Passiamo alla tua esperienza di insegnante: cosa consiglieresti a chi si affaccia per la prima volta a questo mondo e vorrebbe diventare un Barman?

Il mio consiglio è quello di essere umili e non pensare mai di “essere arrivati”! 
E’ importante anche non tralasciare le basi dalle quali si è partiti perché le cose da sapere sono molte, ogni giorno arriva sul mercato un prodotto nuovo, ogni giorno potrebbe varcare la soglia del locale qualcuno che sa “quello che vuole” e pretende professionalità, oppure, potrebbe entrare un cliente e…cambiarci la vita…per questo dobbiamo sempre dare il massimo!

  • …cosa ci racconti a proposito del corso di mixology bartender che svolgi presso la sede DimensioneBar di Padova?

E’ un corso per barman molto vasto che racchiude tutte le fondamentali tecniche di miscelazione, dando tutto ciò che serve per poi svilupparle da soli sul “campo”; l’aspirante Bartender sarà in grado di proporre creazioni uniche e molto particolari come cocktail “signatur” o “twistato” rendendo piacevole anche la preparazione del drink stesso. 
Questo corso mira principalmente a stimolare la curiosità, la voglia di cercare e sperimentare cose nuove e coinvolgenti, guadagnando nuovi stimoli professionali, fondamentali per la futura carriera di tutti i Bartenders.

  • Una domanda che non andrebbe mai fatta a un Barman…: il tuo “asso nella manica”!! …o almeno, una ricetta per stupire anche il cliente più esigente…

La prima cosa è chiedere cosa beve solitamente e quali sono i suoi gusti principali poi, analizzando i prodotti a mia disposizione e accostando i vari gusti cerco di creare qualcosa che più si avvicina al grado di soddisfazione del cliente…praticamente…non ho assi nella manica!

  • Per completare il percorso di un Barman ci vuole un esperienza lavorativa all’estero: quali sono le tue mete preferite e per quali motivi?

 Per un esperienza estera bisogna considerare sicuramente una grande metropoli, dove la gente è abituata a bere, bere bene e in modo diversificato. Al passo con la moda direi Londra perché vi è un movimento molto in fermento, ma stanno nascendo belle realtà anche a Barcellona e Madrid, Parigi e Mosca. Andrei a Tokyo dove la precisione e meticolosità è altissima anche se forse la vera cultura e amore per il bere la possiamo trovare solo in America , per cui direi New York come destinazione dove è realmente possibile entrare in un cocktail bar chiedere quello che si vuole senza problemi nella semplicità di tutti i giorni, non in un contesto “impostato” solo per pochi che vogliono apparire.
La cosa più importante è però portarsi dietro la voglia di fare ed esprimersi non soffermandosi solo sui classici drink banali…
Un saluto e un augurio a tutti i futuri Bartenders!!
Ciao!

Intervista ad Andrea Scacco, giovane e sorprendente  Bartender appassionato di Mixology